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Il Leone del Nord - Guerra dei Trent'anni

 

Guerra dei Trent’anni – Fase svedese 1630 – 1635

 

Gli eserciti

Gustavo Adolfo, da tutti conosciuto come il Leone del Nord era il personaggio del momento. La Svezia era entrata in guerra nel 1630, invadendo la Germania in un momento in cui Ferdinando, l’Imperatore del Sacro Romano Impero, aveva deciso di licenziare il suo generale più capace, e anche il più ricco: il Conte di Wallenstein. Wallenstein era anche proprietario del 75% dell’esercito imperiale, e soprattutto pagava i soldati. Il suo successore, il maresciallo Tilly, invece no, perché l’Imperatore gli lesinava i fondi. Le truppe non potevano fare altro che sopravvivere a spese del territorio su cui si muovevano. Così si spiega la distruzione della citta di Magdeburgo (20 maggio 1631) da parte dell’esercito cattolico di Tilly, che portò al consolidamento delle forze protestanti che cedettero il comando e la direzione della guerra a Gustavo Adolfo. La struttura dell’esercito Imperiale era la stessa da centocinquanta anni, aveva sempre funzionato e funzionava ancora contro eserciti dello stesso tipo. Il leone del Nord invece entra in Germania con un esercito moderno, meno numeroso, ma formato da professionisti e mercenari sia svedesi che tedeschi o scozzesi molto efficienti e determinati. Vediamo come si combatteva.

 

Le tattiche

 

La fanteria

La fanteria imperiale combatteva schierandosi in quadrato (detti tercios, alla spagnola). In realtà, si trattava di un grande rettangolo di numerose file con molti picchieri, che compensava l’addestramento che spesso lasciava a desiderare. La battaglia era di logoramento. Il quadrato avanzava lentamente. I moschettieri si schieravano alle estremità, e sparavano con i moschetti a miccia: ai primi segni di cedimento degli oppositori, i picchieri avanzavano e spingevano indietro il quadrato nemico, completando l’opera e mettendo in fuga gli avversari.

Gli svedesi combattevano in modo completamente differente. La fanteria era schierata in linee sottili, da sei a 9 file. Il numero di moschettieri era superiore, e quindi il fuoco era molto più devastante, anche perché l’avversario tendeva a schierarsi in profondità. Le perdite dei quadrati imperiali, quindi, erao forti sin da subito. Se il quadrato imperiale si fermava per riordinarsi, il reggimento svedese dava l’ordine di attacco, che veniva portato con estrema violenza. Di fronte ad una avanzata decisa, il quadrato imperiale invariabilmente rompeva e a questo punto iniziava il massacro.

 

La cavalleria

Anche in questo campo, Gustavo Adolfo rivoluzionò il modo di combattere. La cavalleria svedese caricava all’arma bianca: quella imperiale sparava. Le pistole o i pistoloni erano notoriamente inefficaci, ma - a poca distanza e su un quadrato - qualche perdita la davano. Il caracollo consisteva nel portarsi a tiro della prima fila nemica, scaricare le pistole e volgere subito il cavallo per portarsi sul retro per ricaricare, mentre il fuoco era mantenuto dalle file che, via via, si avvicendavano sul fronte.

I primi scontri con la cavalleria svedese furono un massacro: gli imperiali semplicemente non erano in grado di resistere ad uno scontro in campo aperto contro una cavalleria decisa che li attaccava spada alla mano in modo così rapido e violento.

 

L’artiglieria

L’artiglieria era generalmente poco efficace. Ma, anche in questo caso, la formazione profonda degli imperiali era penalizzante se confrontata con quella svedese. I cannoni, una volta trainati sul campo da contraenti civili e posizionati al riparo di gabbioni fatti con ceste di rami intrecciati e riempiti di terra, restavano comunque immobili. Una volta preparato il terreno l’artiglieria cessava il tiro e lasciava la battaglia alle picche, ai moschetti e all’azione della cavalleria.

 

La battaglia di Breitenfeld

Gustavo Adolfo, sbarca a Peenemunde, sul Baltico, il 4 luglio del 1630, per congiungersi con l’Elettore di Sassonia, Giovanni Giorgio. Il piano era bloccare l’esercito imperiale di Tilly, che era risalito da sud per contrastare l'avanzata svedese. Le forze in campo pendevano a favore dei protestanti, con circa 10.000 uomini in più. Sui Sassoni però non si poteva contare: le truppe erano poco motivate, non pagate e praticamente sull’orlo dell’ammutinamento.

 

Le forze in campo:

L'esercito cattolico del Tilly poteva contare su circa 30.000 uomini e una quarantina di cannoni da campagna. Gustavo Adolfo comandava 26.000 Svedesi e circa 18.000 Sassoni agli ordini dell'elettore Giovanni Giorgio. Gli Svedesi avevano 30 cannoni pesanti ma disponevano anche di molti cannoni reggimentali schierati con la fanteria.

 

La battaglia:

Tilly non voleva dare battaglia, era un generale anziano e prudente. Pappenheim, il comandante della cavalleria, invece era molto più aggressivo e lo convinse a schierarsi sulla pianura di Breitenfeld, vicino a Lipsia. Gli imperiali avevano disposto le cavallerie sui due fianchi: il fianco sinistro era comandato direttamente da Pappenheim, mentre sulla destra era schierata la cavalleria leggera Croata ed alcuni reparti di cavalleria pesante di supporto. Al centro si disposero i tercios. Anche Gustavo Adolfo aveva schierato al fanteria svedese al centro, al comando di Horn. Sulla destra era Gustavo in persona, al comando della cavalleria svedese. A sinistra della fanteria svedese altra cavalleria, sempre svedese o di mercenari. Isolati, sulla estrema sinistra, i sassoni, schierati in grossi quadrati, come gli imperiali, con una cavalleria disposta a caracollo. Dallo schieramento svedese era evidente che Gustavo aveva intenzione di proteggere il suo esercito, e che non aveva alcuna fiducia nei suoi alleati sassoni. La battaglia fu aperta da un deciso attacco imperiale contro l’ala sassone. Il caracollo funzionava contro le fanterie immobili che sparavano poco e male, e la combinazione cavalleria e croati si rivelò vincente. Dopo poco tempo l’ala sassone fuggiva in rotta. Il fianco sinistro svedese era per aria, senza copertura, ma a questo punto la superiorità tattica e di addestramento dei protestanti si fecero sentire. I reggimenti sulla sinistra svedese ruotarono, mentre sia la cavalleria che la fanteria avanzarono decisamente contro il centro imperiale. Arrivato a cento metri, la distanza ritenuta di ingaggio, la cavalleria svedese caricò, spiazzando la cavalleria imperiale che stava già facendo fuoco in caracollo e ponendola in rotta in pochi minuti. Gli svedesi, allora, volsero la loro attenzione ai tercios, che erano contemporaneamente pressati dal fuoco svedese, micidiale a quella distanza. Dopo poco tempo anche i quadrati cattolici si trovarono in difficoltà, e uno ad uno ruppero le fila. Gli Imperiali avevano avuto quasi 8.000 caduti, di fronte ai 1.700 Svedesi e 3.000 Sassoni. Altri 7.000 vennero presi prigionieri e immediatamente arruolati nelle file dei protestanti.

 

Il diorama

Il diorama illustra le fasi iniziali della battaglia. Le batterie sono ancora in azione e l’esercito sassone è ancora in campo. La cavalleria imperiale sulla destra e sulla sinistra è disposta a caracollo ed ha iniziato a fare fuoco. Anche in centro lo scontro a fuoco fra le unità a tiro è iniziato. I reggimenti Svedesi hanno una uniforme, e fra loro si distinguono anche i reparti dei mercenari scozzesi.

 

Scenografia e terreno: Fabrizio Ceciliani - Alberto Cecchetti

Soldatini: colorazione Fabrizio Ceciliani, Marco Caja e Renato Genovese

Collezioni Ceciliani, Genovese e Caja

Testo: Fabrizio Ceciliani

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