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Operazione Cobra - Luglio 1944

 

OPERAZIONE COBRA - LUGLIO 1944

 

Conquistata la testa di ponte in Normandia gli Alleati si ritrovano paralizzati in una situazione di stallo. L’offensiva del Ventunesimo Gruppo di Armate Britannico agli ordini del generale Montgomery non riesce a progredire pur affrontando un terreno migliore rispetto alla Prima Armata Americana comandata dal Generale Omar Bradley, costretta invece ad affrontare le insidie del bocage.

 

Per bocage s’intendono i campi coltivati lungo la costa intersecati da siepi, una sorta di barriera naturale in grado di offrire riparo ai difensori tedeschi. Questa configurazione del terreno oltre a limitare la superiorità di fuoco americana, garantisce una serie ininterrotta di fortificazioni dietro le quali le truppe del Terzo Reich esprimono la loro tenace capacità difensiva. Superato un ostacolo se ne presenta immediatamente un altro. Questa opportunità tattica compensa le carenze logistiche della struttura tedesca ed annulla la superiore mobilità avversaria. La prima linea tedesca non comprende solo truppe scelte anzi, la maggior parte è costituita da divisioni statiche incapaci di manovre offensive complesse se non il tamponamento delle falle nello schieramento. Tra le eccezioni ci sono i paracadutisti ed altri divisioni di prima qualità che irrigheranno i campi col sangue dei nemici. Appostati tra gli anfratti della vegetazione nascondono armi anticarro in grado di fermare la spinta corazzata avversaria obbligandola a terribili sacrifici per ogni metro di terreno conquistato. Dotati dei micidiali lanciarazzi Panzerschrek e Panzerfaust possono agevolmente perforare il “ventre molle” dei carri nemici mentre cercano di superare le siepi.

 

Apparentemente una situazione disperata, al pari di quella tedesca però. Nel 1944 la morsa alleata stringe su due fronti. Il dilagare dell’Armata Rossa ad est costringe la Germania ad inviare un costante flusso di rifornimenti, sia umani che materiali, nel tentativo di arginare le conquiste sovietiche, indebolendo al tempo stesso il fronte occidentale.

 

Sottovalutare la minaccia ad Ovest sarà per il Füher un errore fatale. Gli alleati non sono più gli inesperti combattenti in Tunisia nel 1943, sono veterani abituati alle fatiche e ad agli orrori della guerra, supportati dalla più imponente industria bellica del mondo.

 

La Luftwaffe non domina più i cieli di Francia, al contrario gli avversari ne hanno il dominio assoluto. I vertici militari Tedeschi non comprendono fino in fondo l’importanza della supremazia aerea, si affidano alle sperimentate tecniche di difesa ad oltranza ed alla superiorità dei propri mezzi corazzati. In quest’ultimo settori infatti i più evoluti mezzi tedeschi, quali il carro medio Panther, qualora disponibile e condotto da un equipaggio esperto, costituisce un vero incubo per la controparte alleata. Il carro medio standard dell’esercito americano è l’M4 Sherman, un veicolo affidabile e ben protetto, armato con un cannone da 75mm non all’altezza però della corazza del Panther, se non a distanza estremamente ravvicinata e nei punti più deboli. Al contrario il carro tedesco è in grado di eliminare il carro americano a qualsiasi distanza utile. Per colmare questo vuoto gli americani fanno frequente uso dell’artiglieria nella quale sono superiori sia in termini qualitativi che quantitativi e come abbiamo visto sull’aviazione, non sempre disponibile a causa delle condizioni climatiche. L’arrivo sul fronte occidentale di nuove macchine quali l’M4 con il cannone da 76mm offrirà qualche opportunità in più alle forze corazzate, dotate altresì del tank destroyer M10, con armamento simile ma meno corazzato dell’M4.

 

Dal punto di vista della fanteria gli schieramenti hanno dottrine dissimili. Gli americani fanno affidamento sulla precisione del tiro a distanza con i fucili Garand M1, supportati dai BAR (Browing Automatic Rifle) per aumentare il volume di fuoco. In questo terreno purtroppo questa tattiche è meno efficace a causa del ridotto campo visivo. I tedeschi dal canto loro, memori delle esperienze durante la prima guerra mondiale articolano la loro manovra intorno alle squadre mitraglieri dotate della micidiale MG 42. La mitragliatrice surclassa il volume di fuoco nemico e la maggior dotazione di questi strumenti si rivelerà un vantaggio determinante. Lo schieramento disperso delle unità tedesche unito alle peculiarità del terreno permette di reagire con sufficiente celerità dove lo sforzo nemico è più consistente riducendo l’esposizione al tiro d’artiglieria.

 

Apparentemente la Prima Armata Americana sembra senza speranza eppure dopo i primi insuccessi, il comando metterà in atto quelle modifiche che gli consentiranno di creare una breccia.

 

La fanteria tedesca è disposta secondo il criterio “i denti prima della coda” ovvero il massimo delle unità in prima linea con pochissime truppe di rimpiazzo ed addette ai servizi; seppur utile nel momento del massimo sforzo, il sistema mina i rifornimenti e i rimpiazzi. Bradley comprende che per creare una breccia è indispensabile concentrare in un punto il maggior numero di unità disponibili. A favorire la penetrazione ci pensano i bombardieri medi e pesanti che sganciano sui tedeschi un vero e proprio diluvio di bombe. Per non allertare con troppo anticipo i difensori l'aviazione sgancia gli ordigni a distanza limite dalle proprie unità. Questa tattica causerà numerose perdite da fuoco amico, facendo iniziare le operazioni sotto un pessimo auspicio. L'aumento delle misure di sicurezza nelle ondate successive permetterà di limitare i danni e di aprire, passo dopo passo, la strada verso Parigi.

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